“Come immagini l’essere umano?”
Io me lo immagino come un cerchio: costantemente alimentato da ciò che gli è attorno e da quello che lui stesso effettivamente è. Lui stesso è l’artefice e l’oggetto stesso di ciò che vive. Costantemente in un sistema attivo e passivo di cui ne è il conduttore e il partecipante. Questo cerchio rimbalza nella realtà e grazie alle interazioni con gli altri, entra in relazioni con cerchi diversi che provengono da esperienze diverse.
E più me lo immagino così, e più mi cresce lo stupore di cosa possa accadere in queste interazioni circolari!
Spesso non siamo consapevoli di questo gioco della natura e della complessità che siamo: tutto è un’immensa e infinita intersecazioni di relazioni: dentro di noi – pensiamo ai messaggi tra cellule e come i nostri pensieri si possano rivelare ed diventare qualcosa di concreto – e fuori di noi – tutto ciò che si instaura con gli altri viventi, con l’ambiente, con gli oggetti -.
Attraverso queste relazioni/connessioni, e anche grazie a loro, mi sono accorta che l’essere umano per potersi auto-gestire ha bisogno di essere aiutato e di conoscersi. E’ proprio grazie a ciò che è al di fuori del nostro cerchio che possiamo apprendere e crescere.
La consapevolezza aumenta di pari passo alla conoscenza. E la conoscenza è la base che fornisce ad ogni nostra azione e porta sempre a nuovi livelli di miglioramento.
Per arrivare a tutto ciò, ogni giorno ci avvalliamo di uno strumento che ci aiuta a conoscere meglio la nostra realtà, chi siamo, gli altri: si tratta della comunicazione.
La comunicazione è strettamente connessa all’essere umano e alla sua crescita personale, in quanto è il mezzo attraverso cui si comprende e si interagisce con la realtà. Essa aiuta a intessere collaborazioni, permette di emergere e mostrare chi siamo. Lo studio e gli approfondimenti sono garantiti da qualcosa che viene o è stato comunicato. Se ci soffermiamo ad approfondire le semantiche in cui la comunicazione spazia ed è protagonista noteremmo che è presente in tutto.
Diviene quindi necessario e fondamentale integrarla nella nostra vita riconoscendo una sua caratteristica: essa utilizza l’attenzione che è lo strumento della nostra consapevolezza. Emerge in questo modo il fine della comunicazione, ovvero l’ottenimento e il soddisfacimento il nostro bisogno più intimo, la comprensione.
E a tal proposito mi risuona una frase che ho riletto pochi giorni fa, una frase che mi ha colpito profondamente, tratta da “1984” di George Orwell, in cui si dice: “Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti”.
Subito ho collegato queste parole a un concetto a cui tengo, fondamentale nella vita di ognuno di noi: la comprensione è un bisogno di prima necessità.
E lo è perché garantisce il nostro benessere!
Quando ci sentiamo compresi tutto si allenta: le tensioni di distendono, le nostre resistenze affievoliscono.
La comprensione è come un grande e profondo respiro!
Tutti vogliamo essere capiti, accettati, amati, desiderati e apprezzati per quello che siamo e pensiamo. Tutti vogliamo una relazione con la nostra realtà e con le persone a cui teniamo che sia pacifica e serena: per ottenere questo è indispensabile saper comunicare, perché è grazie all’abilità di comunicare che ci allineiamo ai nostri valori.
Ebbene sì, Orwell non sbagliava: la comprensione è un desiderio (e io ci aggiungo), un valore e un nostro bisogno di prima necessità.